Come distruggi un passato di errori,
se il tempo procede, rincorre, copre
e la macchia è lì fissa per te
rimane, e ti guarda.
Tenti il salto, il distacco
provi a non darci le spalle,
tenti il diavolo di darti altre parole
che quelle dette eran marce e sudate,
che non erano tue, non erano mie,
e nessuna ragazza le meritava.
Nessuno poi le ascoltava.
Ora chiedi lo sconto, almeno la fattura,
un'intestazione d'intenti, carta straccia, una garza
Chiedi di applicare una sfumatura al passato,
e cambiati il tono di voce di quella e di quell'altra volta
e ancora in quest'altra occasione fammi tacere
e in quest'altra lasciati cullare dal suo sguardo.
Non vedi, lei ti stava guardando,
e tu disprezzavi.
Poi richiedi la chance,
di cancellare quelle dette, anche
di cambiarne gli asterischi, di aggiunger note
riscrivere l'introduzione al testo e l'indice e poi i pedici,
per smuoverti il segno e il tono di mille altre volte.
Chiedi al creatore del detto e del parlato,
e retrocambia i termini, e gli inizi d'ogni frase
Fammi usare, fammi parlare con delle nuove raccolte
cestini di parole più dolci, affianco alla frutta: dizionari.
Ma come riscrivi un passato di errori,
quando il diavolo è nella penna.